francesco

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Giovedì, 23 Gennaio 2014 15:41

Perché ci sono sette giorni in una settimana?

’enigma della sequenza dei giorni
La sequenza settimanale, cioè la disposizione dei giorni all’interno della settimana, non è stata ancora spiegata in maniera convincente, in quanto la sequenza universalmente adottata: domenica, lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, e sabato, non corrisponde né alla distanza del corrispondente astro dalla Terra, né alla sua grandezza o luminosità.
Il vero mistero è che tutte le antiche culture, dalla cinese, all’indiana alla medio-orientale ed egizia, hanno adottato la stessa sequenza settimanale, il che costituisce di per sé un enigma. Così scrive Leveratto:
«E’ possibile che l’identica sequenza settimanale sia stata adottata contemporaneamente da popoli così distanti tra loro? O forse vi è un origine comune anti-diluviana dalla quale poi sono derivate tutte le sequenze settimanali?».
Secondo la spiegazione (che non è però l’unica) fornita dallo storico greco Dione Cassio, gli astri venivano ordinati in base alla loPerché ci sono sette giorni in una settimana? E perchè i giorni hanno i nomi di divinità pagane? velocità di transito lungo l’eclittica, dal più lento al più veloce: Saturno, Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio, Luna. Si riteneva che ciascuna delle 24 ore del giorno fosse governata da un pianeta, e il giorno riceveva il nome dal pianeta associato alla sua prima ora.
Seguendo lo schema, la prima ora e il primo giorno veniva dedicato a Saturno, il secondo giorno era dedicato al Sole e così via. Probabilmente questo è il motivo per cui il numero sette ha poi assunto una valore sacro nelle culture mesopotamiche.
Sette è un numero importante anche per il giudaismo: la storia della creazione è raccontata in sette giorni; sette sono le divinità mitologiche identificate dalla Cabala ebraica; sette sono i bracci del candelabro ebraico Menorah. Tuttavia, a differenza delle altre culture, in ebraico i giorni della settimana vengono indicati con i numeri e non con i nomi di divinità, ad eccezione dello Shabbat (Sabato), settimo giorno in cui Dio si riposò dopo la creazione.
Lunedi
Il primo giorno della settimana è dedicato alla Luna. Nella mitologia romana, Diana era la dea associata alla Luna. Signora della caccia e delle selve, e dispensatrice della sovranità. Secondo la leggenda, Diana era amante della solitudine e nemica dei banchetti. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina.
Martedì
E’ il giorno dedicato a Marte, dio della guerra e dei duelli. Secondo il mito, Giunone era invidiosa del fatto che Giove avesse concepito da solo Minerva senza la sua partecipazione. Chiese quindi aiuto a Flora che le indicò un fiore che cresceva nelle campagne in Etolia che permetteva di concepire al solo contatto. Così diventò madre di Marte, che fece allevare da Priapo, il quale gli insegnò l’arte della guerra.
Mercoledì
Il giorno di Mercurio, il nome del dio dell’eloquenza, del commercio e dei ladri. Nella mitologia greca Mercurio (Hermes), figlio di Zeus e della ninfa Maia, era il messaggero degli dèi, dio protettore dei viaggi e dei viaggiatori, della comunicazione, dell’inganno, dei ladri, dei truffatori, dei bugiardi, delle sostanze, della divinazione. Tra gli altri ruoli, Hermes era anche il portatore dei sogni e il conduttore delle anime dei morti negli inferi.
Giovedì
Giorno dedicato a Giove, divinità suprema, cioè il re di tutti gli dèi, dio latino simile alla divinità della mitologia/religione greca Zeus o Tinia in quella etrusca. Figlio del titano Crono e di Rea, per i Greci e i Romani il dio del cielo era il più grande degli dèi, mentre nelle culture nordiche questo ruolo era attribuito a Odino: di conseguenza questi popoli non identificavano, per il suo attributo primario di dio del tuono, Zeus/Giove né con Odino né con Tyr, quanto piuttosto con Thor (Þórr).
Venerdì
Il giorno di Venere, una delle maggiori dee romane principalmente associata all’amore, alla bellezza e alla fertilità, l’equivalente della dea greca Afrodite. Sono molte le ipotesi sulla nascita della dea. C’è chi sostiene che essa scaturì dal seme di Urano, dio del cielo quando i suoi genitali caddero in mare dalla castrazione subita dal figlio Crono, per vendicare Gea, sua madre e sposa di Urano.
Un’altra ipotesi è che essa sia nata da una conchiglia uscita dal mare. Venere è la consorte di Vulcano. Veniva considerata l’antenata del popolo romano per via del suo leggendario fondatore, Enea, svolgendo un ruolo chiave in molte festività e miti della religione romana.
Sabato
Per il mondo romano, prima dell’avvento del Cristianesimo, era Saturni dies, giorno di Saturno, utilizzato oggi nei paesi di lingua inglese (Saturday). Per l’ebraismo è un giorno sacro di astensione da qualsiasi opera creatrice e dunque anche dal lavoro.
La parola ebraica Shabbat proviene dal verbo ebraico lishbot (לשבות) che letteralmente significa smettere, inteso come smettere di compiere alcune azioni. Sebbene “Shabbat” o la sua versione anglicizzata “Sabbath” siano universalmente tradotti come “riposo” o “tempo del riposo”, una traduzione più letterale sarebbe “lo smettere” con l’induzione a “smettere di lavorare”.
Domenica
Prima dell’avvento del Cristianesimo, questo giorno corrispondeva al dies solis, cioè il “giorno del Sole” in onore della divinità del Sol Invictus. Ancora oggi questa denominazione si è conservata nelle lingue germaniche come nella lingua inglese Sunday, o nella lingua tedesca Sonntag.
La religione del Sol Invictus restò in auge fino al celebre editto di Tessalonica di Teodosio I del 27 febbraio 380, in cui l’imperatore stabilì che l’unica religione di stato era il Cristianesimo, bandendo ogni altro culto. Per tale ragione, il 3 novembre 383 il dies Solis venne rinominato dies dominicus (Giorno del Signore), in cui i cristiani fanno memoria della Resurrezione di Cristo e in tale forma è giunto fino a noi.
rif. articolo http://www.ilnavigatorecurioso.it

La settimana fatta di sette giorni è parte della nostra cultura globale moderna, ma le sue origini risalgono a civiltà antiche. Inoltre, forse non tutti sanno che i nomi dei giorni sono ispirati alle divinità delle antiche religioni pagane. A distanza di migliaia di anni, le tradizioni dei nostri antenati influenzano la nostra vita quotidiana, costringendoci a ricordare 'gli dei'.
I greci ci hanno lasciato la filosofia e la democrazia, i romani ponti e strade, ma se vogliamo comprendere perchè la ‘settimana’ è organizzata in sette giorni, dobbiamo andare nella culla della civiltà, la Mesopotamia, e fare un salto temporale di oltre 5 mila anni.
La cultura nata in Mesopotamia, il moderno Iraq, è stata così determinante da influenzare nei millenni successivi il modo di vivere dei Greci e dei Romani. I popoli sorti nella Mezza Luna fertile erano astronomi formidabili, capaci di creare i primi calendari per tracciare e prevedere il movimento della Luna e dei Pianeti.
Tuttavia, mentre il movimento della Terra e del Sole forniscono una misurazione dei giorni e degli anni, e le fasi lunari quella del mese, apparentemente non c’è nessuna ragione naturale per la suddivisione della settimana in sette giorni. Sembrerebbe un’unità di tempo del tutto arbitraria.
Infatti, il mese può essere calcolato in base al ciclo lunare, purché si alternino mesi di 29 e 30 giorni. Tale ciclo, avendo una durata di circa 29 giorni e mezzo, non è con precisione un multiplo del giorno, e nemmeno una suddivisione dell’anno, per cui un calendario con 12 mesi lunari è più corto di quello solare (354 giorni anziché 365), come avviene per esempio nel calendario musulmano ancora oggi in uso.
A tal proposito si sono avanzate varie ipotesi. La più probabile è che si deve la suddivisione ai Sumeri, i quali arrotondarono il ciclo lunare in un tempo di 28 giorni, suddividendo 4 periodi ciascuno di 7 giorni: luna piena, luna calante, buio di luna e luna crescente.
Secondo quanto riporta Roberto Sorgo, il primo a istituire in maniera documentata questa scansione del tempo fu Sargon di Akkad, detto il Grande, fondatore del primo impero mesopotamico dopo la conquista di Ur e di altre città sumeriche, intorno al 2300 a.C. È probabile pertanto che la settimana fosse utilizzata dai sumeri e poi confermata da Sargon per il nuovo grande impero.
Nella tradizione astrologica sumerica, i nomi dei giorni della settimana derivano dai sette astri individuabili ad occhio nudo (Sole, Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere e Saturno), i quali erano considerati divinità o manifestazioni di divinità e per questo furono associati ad altrettanti giorni. Il sistema fu poi adottato, sempre in Mesopotamia, dai babilonesi e da questi passò al mondo mediterraneo.
Yuri Leveratto fa notare che la suddivisione in sette giorni e la rispettiva attribuzione alle ‘divinità planetarie’ è una tradizione condivisa da popoli lontanissimi come l’India, la Cina e il Giappone.
Nell’antichissima tradizione astrologica indiana, i nomi dei giorni della settimana derivano esattamente dagli stessi astri: Surya (Sole), Soma (Luna), Mangala (Marte), Budha (Mercurio), Guru (Giove), Shukra (Venere), Shani (Saturno). Anche nelle tradizioni cinesi, giapponesi, tibetane e coreane i nomi dei giorni della settimana derivano dagli stessi astri, individuabili ad occhio nudo
 

L’enigma della sequenza dei giorni

La sequenza settimanale, cioè la disposizione dei giorni all’interno della settimana, non è stata ancora spiegata in maniera convincente, in quanto la sequenza universalmente adottata: domenica, lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, e sabato, non corrisponde né alla distanza del corrispondente astro dalla Terra, né alla sua grandezza o luminosità.
Il vero mistero è che tutte le antiche culture, dalla cinese, all’indiana alla medio-orientale ed egizia, hanno adottato la stessa sequenza settimanale, il che costituisce di per sé un enigma. Così scrive Leveratto:
«E’ possibile che l’identica sequenza settimanale sia stata adottata contemporaneamente da popoli così distanti tra loro? O forse vi è un origine comune anti-diluviana dalla quale poi sono derivate tutte le sequenze settimanali?».
Secondo la spiegazione (che non è però l’unica) fornita dallo storico greco Dione Cassio, gli astri venivano ordinati in base alla loro velocità di transito lungo l’eclittica, dal più lento al più veloce: Saturno, Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio, Luna. Si riteneva che ciascuna delle 24 ore del giorno fosse governata da un pianeta, e il giorno riceveva il nome dal pianeta associato alla sua prima ora.
Seguendo lo schema, la prima ora e il primo giorno veniva dedicato a Saturno, il secondo giorno era dedicato al Sole e così via. Probabilmente questo è il motivo per cui il numero sette ha poi assunto una valore sacro nelle culture mesopotamiche.
Sette è un numero importante anche per il giudaismo: la storia della creazione è raccontata in sette giorni; sette sono le divinità mitologiche identificate dalla Cabala ebraica; sette sono i bracci del candelabro ebraico Menorah. Tuttavia, a differenza delle altre culture, in ebraico i giorni della settimana vengono indicati con i numeri e non con i nomi di divinità, ad eccezione dello Shabbat (Sabato), settimo giorno in cui Dio si riposò dopo la creazione.

Lunedi

Il primo giorno della settimana è dedicato alla Luna. Nella mitologia romana, Diana era la dea associata alla Luna. Signora della caccia e delle selve, e dispensatrice della sovranità. Secondo la leggenda, Diana era amante della solitudine e nemica dei banchetti. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina.

Martedì

E’ il giorno dedicato a Marte, dio della guerra e dei duelli. Secondo il mito, Giunone era invidiosa del fatto che Giove avesse concepito da solo Minerva senza la sua partecipazione. Chiese quindi aiuto a Flora che le indicò un fiore che cresceva nelle campagne in Etolia che permetteva di concepire al solo contatto. Così diventò madre di Marte, che fece allevare da Priapo, il quale gli insegnò l’arte della guerra.

Mercoledì

Il giorno di Mercurio, il nome del dio dell’eloquenza, del commercio e dei ladri. Nella mitologia greca Mercurio (Hermes), figlio di Zeus e della ninfa Maia, era il messaggero degli dèi, dio protettore dei viaggi e dei viaggiatori, della comunicazione, dell’inganno, dei ladri, dei truffatori, dei bugiardi, delle sostanze, della divinazione. Tra gli altri ruoli, Hermes era anche il portatore dei sogni e il conduttore delle anime dei morti negli inferi.

Giovedì

Giorno dedicato a Giove, divinità suprema, cioè il re di tutti gli dèi, dio latino simile alla divinità della mitologia/religione greca Zeus o Tinia in quella etrusca. Figlio del titano Crono e di Rea, per i Greci e i Romani il dio del cielo era il più grande degli dèi, mentre nelle culture nordiche questo ruolo era attribuito a Odino: di conseguenza questi popoli non identificavano, per il suo attributo primario di dio del tuono, Zeus/Giove né con Odino né con Tyr, quanto piuttosto con Thor (Þórr).

Venerdì

Il giorno di Venere, una delle maggiori dee romane principalmente associata all’amore, alla bellezza e alla fertilità, l’equivalente della dea greca Afrodite. Sono molte le ipotesi sulla nascita della dea. C’è chi sostiene che essa scaturì dal seme di Urano, dio del cielo quando i suoi genitali caddero in mare dalla castrazione subita dal figlio Crono, per vendicare Gea, sua madre e sposa di Urano.
Un’altra ipotesi è che essa sia nata da una conchiglia uscita dal mare. Venere è la consorte di Vulcano. Veniva considerata l’antenata del popolo romano per via del suo leggendario fondatore, Enea, svolgendo un ruolo chiave in molte festività e miti della religione romana.

Sabato

Per il mondo romano, prima dell’avvento del Cristianesimo, era Saturni dies, giorno di Saturno, utilizzato oggi nei paesi di lingua inglese (Saturday). Per l’ebraismo è un giorno sacro di astensione da qualsiasi opera creatrice e dunque anche dal lavoro.
La parola ebraica Shabbat proviene dal verbo ebraico lishbot (לשבות) che letteralmente significa smettere, inteso come smettere di compiere alcune azioni. Sebbene “Shabbat” o la sua versione anglicizzata “Sabbath” siano universalmente tradotti come “riposo” o “tempo del riposo”, una traduzione più letterale sarebbe “lo smettere” con l’induzione a “smettere di lavorare”.

Domenica

Prima dell’avvento del Cristianesimo, questo giorno corrispondeva al dies solis, cioè il “giorno del Sole” in onore della divinità del Sol Invictus. Ancora oggi questa denominazione si è conservata nelle lingue germaniche come nella lingua inglese Sunday, o nella lingua tedesca Sonntag.
La religione del Sol Invictus restò in auge fino al celebre editto di Tessalonica di Teodosio I del 27 febbraio 380, in cui l’imperatore stabilì che l’unica religione di stato era il Cristianesimo, bandendo ogni altro culto. Per tale ragione, il 3 novembre 383 il dies Solis venne rinominato dies dominicus (Giorno del Signore), in cui i cristiani fanno memoria della Resurrezione di Cristo e in tale forma è giunto fino a noi.
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La settimana fatta di sette giorni è parte della nostra cultura globale moderna, ma le sue origini risalgono a civiltà antiche. Inoltre, forse non tutti sanno che i nomi dei giorni sono ispirati alle divinità delle antiche religioni pagane. A distanza di migliaia di anni, le tradizioni dei nostri antenati influenzano la nostra vita quotidiana, costringendoci a ricordare 'gli dei'.
I greci ci hanno lasciato la filosofia e la democrazia, i romani ponti e strade, ma se vogliamo comprendere perchè la ‘settimana’ è organizzata in sette giorni, dobbiamo andare nella culla della civiltà, la Mesopotamia, e fare un salto temporale di oltre 5 mila anni.
La cultura nata in Mesopotamia, il moderno Iraq, è stata così determinante da influenzare nei millenni successivi il modo di vivere dei Greci e dei Romani. I popoli sorti nella Mezza Luna fertile erano astronomi formidabili, capaci di creare i primi calendari per tracciare e prevedere il movimento della Luna e dei Pianeti.
Tuttavia, mentre il movimento della Terra e del Sole forniscono una misurazione dei giorni e degli anni, e le fasi lunari quella del mese, apparentemente non c’è nessuna ragione naturale per la suddivisione della settimana in sette giorni. Sembrerebbe un’unità di tempo del tutto arbitraria.
Infatti, il mese può essere calcolato in base al ciclo lunare, purché si alternino mesi di 29 e 30 giorni. Tale ciclo, avendo una durata di circa 29 giorni e mezzo, non è con precisione un multiplo del giorno, e nemmeno una suddivisione dell’anno, per cui un calendario con 12 mesi lunari è più corto di quello solare (354 giorni anziché 365), come avviene per esempio nel calendario musulmano ancora oggi in uso.
A tal proposito si sono avanzate varie ipotesi. La più probabile è che si deve la suddivisione ai Sumeri, i quali arrotondarono il ciclo lunare in un tempo di 28 giorni, suddividendo 4 periodi ciascuno di 7 giorni: luna piena, luna calante, buio di luna e luna crescente.
Secondo quanto riporta Roberto Sorgo, il primo a istituire in maniera documentata questa scansione del tempo fu Sargon di Akkad, detto il Grande, fondatore del primo impero mesopotamico dopo la conquista di Ur e di altre città sumeriche, intorno al 2300 a.C. È probabile pertanto che la settimana fosse utilizzata dai sumeri e poi confermata da Sargon per il nuovo grande impero.
Nella tradizione astrologica sumerica, i nomi dei giorni della settimana derivano dai sette astri individuabili ad occhio nudo (Sole, Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere e Saturno), i quali erano considerati divinità o manifestazioni di divinità e per questo furono associati ad altrettanti giorni. Il sistema fu poi adottato, sempre in Mesopotamia, dai babilonesi e da questi passò al mondo mediterraneo.
Yuri Leveratto fa notare che la suddivisione in sette giorni e la rispettiva attribuzione alle ‘divinità planetarie’ è una tradizione condivisa da popoli lontanissimi come l’India, la Cina e il Giappone.
Nell’antichissima tradizione astrologica indiana, i nomi dei giorni della settimana derivano esattamente dagli stessi astri: Surya (Sole), Soma (Luna), Mangala (Marte), Budha (Mercurio), Guru (Giove), Shukra (Venere), Shani (Saturno). Anche nelle tradizioni cinesi, giapponesi, tibetane e coreane i nomi dei giorni della settimana derivano dagli stessi astri, individuabili ad occhio nudo
 

L’enigma della sequenza dei giorni

La sequenza settimanale, cioè la disposizione dei giorni all’interno della settimana, non è stata ancora spiegata in maniera convincente, in quanto la sequenza universalmente adottata: domenica, lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, e sabato, non corrisponde né alla distanza del corrispondente astro dalla Terra, né alla sua grandezza o luminosità.
Il vero mistero è che tutte le antiche culture, dalla cinese, all’indiana alla medio-orientale ed egizia, hanno adottato la stessa sequenza settimanale, il che costituisce di per sé un enigma. Così scrive Leveratto:
«E’ possibile che l’identica sequenza settimanale sia stata adottata contemporaneamente da popoli così distanti tra loro? O forse vi è un origine comune anti-diluviana dalla quale poi sono derivate tutte le sequenze settimanali?».
Secondo la spiegazione (che non è però l’unica) fornita dallo storico greco Dione Cassio, gli astri venivano ordinati in base alla loro velocità di transito lungo l’eclittica, dal più lento al più veloce: Saturno, Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio, Luna. Si riteneva che ciascuna delle 24 ore del giorno fosse governata da un pianeta, e il giorno riceveva il nome dal pianeta associato alla sua prima ora.
Seguendo lo schema, la prima ora e il primo giorno veniva dedicato a Saturno, il secondo giorno era dedicato al Sole e così via. Probabilmente questo è il motivo per cui il numero sette ha poi assunto una valore sacro nelle culture mesopotamiche.
Sette è un numero importante anche per il giudaismo: la storia della creazione è raccontata in sette giorni; sette sono le divinità mitologiche identificate dalla Cabala ebraica; sette sono i bracci del candelabro ebraico Menorah. Tuttavia, a differenza delle altre culture, in ebraico i giorni della settimana vengono indicati con i numeri e non con i nomi di divinità, ad eccezione dello Shabbat (Sabato), settimo giorno in cui Dio si riposò dopo la creazione.

Lunedi

Il primo giorno della settimana è dedicato alla Luna. Nella mitologia romana, Diana era la dea associata alla Luna. Signora della caccia e delle selve, e dispensatrice della sovranità. Secondo la leggenda, Diana era amante della solitudine e nemica dei banchetti. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina.

Martedì

E’ il giorno dedicato a Marte, dio della guerra e dei duelli. Secondo il mito, Giunone era invidiosa del fatto che Giove avesse concepito da solo Minerva senza la sua partecipazione. Chiese quindi aiuto a Flora che le indicò un fiore che cresceva nelle campagne in Etolia che permetteva di concepire al solo contatto. Così diventò madre di Marte, che fece allevare da Priapo, il quale gli insegnò l’arte della guerra.

Mercoledì

Il giorno di Mercurio, il nome del dio dell’eloquenza, del commercio e dei ladri. Nella mitologia greca Mercurio (Hermes), figlio di Zeus e della ninfa Maia, era il messaggero degli dèi, dio protettore dei viaggi e dei viaggiatori, della comunicazione, dell’inganno, dei ladri, dei truffatori, dei bugiardi, delle sostanze, della divinazione. Tra gli altri ruoli, Hermes era anche il portatore dei sogni e il conduttore delle anime dei morti negli inferi.

Giovedì

Giorno dedicato a Giove, divinità suprema, cioè il re di tutti gli dèi, dio latino simile alla divinità della mitologia/religione greca Zeus o Tinia in quella etrusca. Figlio del titano Crono e di Rea, per i Greci e i Romani il dio del cielo era il più grande degli dèi, mentre nelle culture nordiche questo ruolo era attribuito a Odino: di conseguenza questi popoli non identificavano, per il suo attributo primario di dio del tuono, Zeus/Giove né con Odino né con Tyr, quanto piuttosto con Thor (Þórr).

Venerdì

Il giorno di Venere, una delle maggiori dee romane principalmente associata all’amore, alla bellezza e alla fertilità, l’equivalente della dea greca Afrodite. Sono molte le ipotesi sulla nascita della dea. C’è chi sostiene che essa scaturì dal seme di Urano, dio del cielo quando i suoi genitali caddero in mare dalla castrazione subita dal figlio Crono, per vendicare Gea, sua madre e sposa di Urano.
Un’altra ipotesi è che essa sia nata da una conchiglia uscita dal mare. Venere è la consorte di Vulcano. Veniva considerata l’antenata del popolo romano per via del suo leggendario fondatore, Enea, svolgendo un ruolo chiave in molte festività e miti della religione romana.

Sabato

Per il mondo romano, prima dell’avvento del Cristianesimo, era Saturni dies, giorno di Saturno, utilizzato oggi nei paesi di lingua inglese (Saturday). Per l’ebraismo è un giorno sacro di astensione da qualsiasi opera creatrice e dunque anche dal lavoro.
La parola ebraica Shabbat proviene dal verbo ebraico lishbot (לשבות) che letteralmente significa smettere, inteso come smettere di compiere alcune azioni. Sebbene “Shabbat” o la sua versione anglicizzata “Sabbath” siano universalmente tradotti come “riposo” o “tempo del riposo”, una traduzione più letterale sarebbe “lo smettere” con l’induzione a “smettere di lavorare”.

Domenica

Prima dell’avvento del Cristianesimo, questo giorno corrispondeva al dies solis, cioè il “giorno del Sole” in onore della divinità del Sol Invictus. Ancora oggi questa denominazione si è conservata nelle lingue germaniche come nella lingua inglese Sunday, o nella lingua tedesca Sonntag.
La religione del Sol Invictus restò in auge fino al celebre editto di Tessalonica di Teodosio I del 27 febbraio 380, in cui l’imperatore stabilì che l’unica religione di stato era il Cristianesimo, bandendo ogni altro culto. Per tale ragione, il 3 novembre 383 il dies Solis venne rinominato dies dominicus (Giorno del Signore), in cui i cristiani fanno memoria della Resurrezione di Cristo e in tale forma è giunto fino a noi.
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L’Economist qualche tempo fa ha pubblicato un articolo in cui imputava la crisi del debito italiano a un’altra crisi, ben peggiore, che riguarda il debito privato. I cittadini si indebitano con lo Stato e soprattutto con le banche, e non riescono a far fronte agli impegni presi. A causare l’insolvibilità intervengono molti fattori, tra cui le scarse capacità personali e la perdita repentina di reddito. Tra gli elementi da prendere in considerazione c’è però un fenomeno tutto italiano, gravissimo ma salito alla ribalta solo di recente: l’usura da parte delle banche.

L’immaginario collettivo ritrae gli usurai come personaggi oscuri, immersi nei circuiti della criminalità organizzata, violenti. Spesso gli usurai, però, assumono le sembianze di un rispettabile impiegato, in giacca e cravatta, tranquillo e pacato. In breve, gli usurai possono essere i banchieri.
Gli episodi di usura bancaria stanno emergendo dal mare magnum dell’opinione pubblica, anche grazie ad alcuni programmi televisivi che stanno dedicando spazio all’argomento. Per usura bancaria si intende l’applicazione di tassi di interesse che superano il limite consentito, e stabilito, da Bankitalia. Difendersi si può; il problema è capire quando si è “strozzinati” perché non ci si aspetta certo che un reato infame come questo possa essere commesso proprio da un istituto finanziario. E’ bene dunque verificare che i tassi di interesse a cui si è sottoposti rientrino nella norma. Se ci si accorge che qualcosa non va, basta una denuncia. La banca verrà poi multata e costretta a rimettere la parte in eccedenza al cliente.

Come si fa a capire se si è di fronte all’usura bancaria? Semplicemente, basta informarsi sui limiti posti da Bankitalia e paragonarli con gli interessi attualmente in corso di pagamento. Attenzione però: il tetto viene modificato ogni tre mesi perché procede da un calcolo. Il maggiore istituto finanziario d’Italia ricava l’interesse massimo applicabile dal tasso di interesse medio dell’ultimo anno. Purtroppo, qualcosa non va nel sistema di calcolo e quindi molto spesso l’interesse massimo applicabile è così alto da sostanziare, de facto, episodi diffusi di usura.

Questa distorsione è causa di un fenomeno molto contraddittorio. In Europa, ormai da molti anni, il tasso di riferimento sta scendendo. Ciò significa che le banche commerciali si approvvigionano a un costo progressivamente minore e che gli interessi somministrati ai privati scendono. Fin qui, la teoria. Nella pratica, la situazione è diversa e, spiace dirlo, paradossale. Il tasso di riferimento è crollato e il tetto dei tassi in Italia è aumentato. E’ passato dall’8,3% al 8,6%, a fronte di un taglio da parte della Bce che è partito dal 4% ed è sceso fino allo 0,25.

Come accennato sopra, il “merito” di questo paradosso deriva dal sistema di calcolo. Sistema che è cambiato qualche anno fa per mezzo di un decreto. In precedenza, i limiti dei tassi seguivano con sufficiente coerenza il tasso di riferimento. Bankitalia li calcolava prendendo il tasso medio registrati nell’ultimo anno e aggiungendo il 50%. Dal 2011, invece, la maggiorazione è del 25%, ma a questo va aggiunto un 4% (non del tasso medio, ma della cifra di rimettere al creditore). Questo vuol dire che le banche partono da una base stabile, che non segue l’andamento del costo del denaro.

Martedì 26 Novembre 2013

ROMA - Niente multa, anche se il grattino del parcheggio è scaduto. A stabilirlo sono stati i giudici di pace di tutta Italia che, in numerose sentenze, hanno dato ragione agli automobilisti ritardatari. 
La notizia è riportata dal Corriere di Salerno e ha fatto la gioia di molti automobilisti. Il comma 6 dell’articolo 157 del Codice della strada, tuttavia, stabilisce: "Nei luoghi ove la sosta è permessa per un tempo limitato è fatto obbligo ai conducenti di segnalare, in modo chiaramente visibile, l’orario in cui la sosta ha avuto inizio. Ove esiste il dispositivo di controllo della durata della sosta è fatto obbligo di porlo in funzione". Non si parla, però, di eventuali ritardi. Finora l'ipotetico illecito amministrativo veniva sanzionato con una multa di 25 euro, una cifra inferiore rispetto a quella necessaria a impugnare il provvedimento. Per questo gli automobilisti preferivano non fare ricorso, sebbene il Codice della Strada non contempli ritardi.
Stando alla nota del 22 Marzo 2010, protocollo 25783 dei Ministero dei Trasporti, la multa è legittima se il ticket per il parcheggio a pagamento non è stato acquistato o esposto.

Giovedì, 21 Novembre 2013 10:58

Olio pugliese

La Pianta di origine dell’ulivo (olea – europea) che crea l’olio pugliese è l’ Oleastro, e i primi ritrovamenti, foglie fossili, risalgono a circa un millennio di anni fa. Lo storico Erodoto ( 484-425 a.C. ) riteneva che solo ad Atene e in nessun altro posto ci fossero gli ulivi.

Martedì, 19 Novembre 2013 20:53

37 candeline per la nostra Radio Monte Calvo

OGGI GRANDE RICORRENZA A RADIO MONTE CALVO.....19 NOVEMBRE 1976 NASCEVA LA NOSTRA EMITTENTE ( AL PUSCINONE ) GRAZIE VERAMENTE DI CUORE A TUTTI VOI CHE PER QUESTI PRIMI 37 ANNI TRASCORSI INSIEME A VOI CON GRANDE GIOIA VI DICIAMO GRAZIEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE
Martedì, 19 Novembre 2013 18:32

Il Gargano a Tavola: Sugo della Nonna

La scoperta dei ricercatori dell'IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza
I ricercatori del dipartimento di Scienze Mediche dell'IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza - coordinati dal dott. Gianluigi Mazzoccoli (medico-ricercatore) e dal prof. Maurizio Scarpa (responsabile coordinamento malattie rare) - hanno realizzato una ricerca che potrebbe aiutare i pazienti affetti dalla sindrome di Hunter, una rara malattia metabolica ereditaria che può causare anomalie alle ossa, alle articolazioni, dimorfismi facciali, difetti cardiaci e respiratori, iperattività, alterazioni del comportamento e talvolta difficoltà di apprendimento.

Il ritmo circadiano di questi pazienti sarebbe alterato, secondo quanto riportato su BMC Medical Genomics, a causa dei geni "clock" che controllano i ritmi circadiani (le funzioni biologiche ed i cicli comportamentali che variano ritmicamente nell'arco delle 24 ore). L'espressione di questi geni è infatti deregolata nei pazienti dall'accumulo tossico di sostanze che, a causa della malattia, non possono essere smaltite. I geni clock sono espressi in maniera anomala e questo porta le cellule a perdere il ritmo che regola la proliferazione, la riparazione dei danni al DNA, la risposta infiammatoria e i processi legati all'invecchiamento. Ed è proprio per questo che l'orologio circadiano non riesce più a gestire il corretto ritmo sonno-veglia, e infatti i bambini affetti da questa rarissima patologia (1 neonato su 100mila) soffrono di iperattività e alterazioni del comportamento, un problema che di solito viene contrastato tramite la somministrazione di melatonina, principale regolatore dei ritmi del sonno.

 

«Questa scoperta - spiegano i due ricercatori - è importante per almeno due motivi. Il primo è che l'espressione scorretta dei geni clock è un indicatore di malattia e ci permette di capire che la Sindrome di Hunter è una patologia molto più complessa di quello che sembra. Il secondo è legato alle possibilità terapeutiche: abbiamo scoperto che in seguito alla somministrazione della terapia enzimatica sostitutiva (ERT) l'espressione dei geni clock e dei geni da essi controllati tende a migliorare, anche se temporaneamente, in relazione alla durata di azione dell'enzima. Anche se per ora abbiamo testato questa dinamica unicamente a livello cellulare, molto si sta facendo per offrire ai paziente una terapia che possa agire anche a livello tissutale, ed in particolare a livello cerebrale, andando a riequilibrare l'espressione genica. La sperimentazione sulla ERT con infusione tramite catetere è oggi in corso, quindi si spera che presto i paziente potranno beneficiarne».

Inoltre, la correlazione quantitativa tra il malfunzionamento dei geni controllati dall'orologio biologico e l'accumulo lisosomiale sembra essere presente anche in altre patologie metaboliche, come nelle due forme di Niemann-Pick A e B, per le quali però si attendono ancora conferme scientifiche. Per comprendere tutte le prospettive terapeutiche della scoperta bisogna pensare ad uno studio più ampio e approfondito.

Sabato, 02 Novembre 2013 19:39

Tarantalla sangiuvannara di Paolo De Angelis

Michele Pirro: ...lo ritrarrei seduto ad un tavolo di lavoro con attorno i suoi cari e con in bocca l’eterno, inseparabile, mozzicone di sigaro...


scrivere un articolo che ri­guarda il caro Michele Pirro mi rende immensamente fe­lice e, per due motivi, ne faccio an­che un dovere.

Sono felice ricordare quella figu­ra simpatica di uomo, di padre e di artista.

Era piccolo di statura ma grande di cuore e di animus. Aveva in sé u- no strano modo di comportarsi. E- ra attento e metodico nelle sue co­se tanto da sembrare pignolo. Era geloso delle sue creature e le cura­va con infinita attenzione.

Scrivo di Michele Pirro con senso di affetto e di simpatia senza ag­giustare niente e senza ingrandire niente. Era una persona che si fa­ceva rispettare e stimare. Per que­sto mé ne faccio anche un dovere scrivere un articolo che, spero ven­ga letto senza critiche e senza sor­risi. Michele Pirro era così: religio­so, padre di famiglia, uomo civile e retto, artista semplice e spontaneo perché le sue melodie appartengo­no a tutti, alla realtà, alle persone ed al tempo. Dico tempo per signi­ficare passato, presente e futuro del nostro paese. Mi auguro, oggi, che queste melodie non vengano dimenticate, ma tramite i giovani, siano tramandate al futuro.

È mio dovere ricordarlo agii ami­ci che lo conobbero, che hanno vis­suto insieme ansie, gioie e dolori, che hanno superato stenti, paure e miserie e che hanno gioito nell’a- scoltare La Zita mia, Lu Squar- cione, La tarantalla sangiu­vannara e altre melodie.

Lo ricordo a chi con lui ha concer­tato e cantato, a chi ha ascoltato la sua chitarra, la tromba che ha suo­nato con passione fino a quando il fiato ha sorretto. Gli anni passano per tutti, e si fanno sentire.

Non ho mai cantato per lui le sue canzoni perché a me non piaceva vestire il bel costume antico, ma mi sono sdebitato con lui perché ho portato le sue belle canzoni nella scuola dove i bimbi si sono delizia­ti a cantarle. Me lo ricordo ancora seduto nel salone del teatro1 delle suore, martedì 21 giugno 1966, in occasione della festa per i maestri che andavano in pensione, quando sentì cantare la Tarantalla san­giuvannara da settanta bambini di 3-, 4- e 5- classe elementare. Ri­cordo ancora l’espressione del suo viso. Era l’espressione di meravi­glia, di gioia e di soddisfazione.

Dopo la recita venne a salutarmi e vidi, e mi è rimasto impresso, nei suoi occhi piccoli, furbi e intelligen- ti, una gioia infinita. Ho guardato dentro quegli occhi ed in essi ho vi­sto rispecchiare l’animo gentile di un bimbo.

Belle cose che appartengono al passato ma che ti fanno rivivere in esse. E un dovere additarlo ai gio­vani perché imparino ad amare il lavoro come lo amava lui seria­mente, perché il lavoro è fonte di ricchezza materiale e spirituale. Egli era semplice e gentile, sempre pronto al sorriso. Si è fatto da solo. Ha studiato la musica nelle poche ore libere e siccome era un attento osservatore, i suoi versi descrive­vano bene ciò che gli succedeva at­torno.

Michele Pirro amava poche cose con tutte le sue forze: Dio, la fami­glia e il suo paese che adorava, gli amici che stimava e rispettava e le sue creature che aveva dentro di sé: la musica e la poesia.


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