Parla fra Francesco Dileo, rettore del santuario di Santa Maria delle Grazie e della chiesa di San Pio da Pietrelcina, di San Giovanni Rotondo all'indomani del giorno della memoria liturgica del santo.

Fra Francesco, oggi, come allora, la santità di Padre Pio continua ad attrarre fiumi di gente alla ricerca di Dio?
La "vocazione universale alla santità", che ci è stata ricordata dai padri conciliari nella costituzione Lumen gentium, da San Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Novo millennio ineunte e, più di recente, da Papa Francesco con la sua esortazione apostolica Gaudete et exultate, è uno dei doni dello Spirito Santo che ci permette di guardare con ammirazione e con un desiderio di emulazione quanti ci precedono sulla via della perfezione cristiana. Non a caso, nella storia della Chiesa, un ruolo primario nel riconoscimento della santità è stato attribuito al popolo dei credenti. Tutto ciò ci fa capire che gli uomini, anche i peccatori, se non chiudono ostinatamente il loro cuore alla grazia divina, hanno in sé un germe che li porta ad essere attratti dai santi, per essere aiutati dalla loro intercessione e dal loro esempio a rinsaldare il rapporto d'amore con Dio. È esattamente ciò che è capitato e capita tuttora a San Giovanni Rotondo con San Pio da Pietrelcina che, negli imperscrutabili disegni del Padre celeste, è stato scelto per diventare l'immagine speculare del suo Figlio unigenito, morto e risorto per la nostra redenzione.

Chi sono i pellegrini?

La maggior parte di loro giunge nel nostro santuario per riconciliarsi con il Signore e per accostarsi alla sua mensa, come dimostrano le due sale confessioni sempre affollate di penitenti e l'elevato numero di particole consumante: qui, mediamente, il 50% di chi partecipa alle celebrazioni eucaristiche si accosta all'altare per ricevere la comunione.

In particolare, cosa del suo messaggio oggi appare più necessario per noi e per il mondo?
La capacità di proiettare lo sguardo oltre l'orizzonte visibile. Paradossalmente sembra che l'apoteosi del sapere abbia reso l'umanità miope, cioè in grado di scrutare in profondità ciò che ha davanti ma incapace di cogliere l'infinito in cui è immersa. Padre Pio, invece, in questa nostra epoca, è stato in grado di mantenere aperti gli occhi della fede e di vedere, anche mediante vere e proprie esperienze mistiche, ciò che sfugge ai sensi umani, ma che costituisce la vera vita, alla quale tutti siamo destinati al termine del cammino terreno. Egli, da autentico seguace di san Francesco, con la sua esemplare esistenza, costituisce un richiamo perenne alla domanda retorica che ci pone Gesù dal suo Vangelo: "Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?" (Mt 16,26; cfr. anche Mc 8,36 e Lc 9,23). Noi non siamo stati creati per possedere il mondo che abbiamo sotto di noi, ma quello che abbiamo sopra di noi. Questo ci insegna Padre Pio oggi.

L'eredità del frate di Pietrelcina per voi frati cosa rappresenta e a che cosa vi invita ogni giorno?
Padre Pio aveva ricevuto da Dio "una missione grandissima" (Epist. III, p. 1009), che egli stesso ha sintetizzato parlando di "una voce che assiduamente", nell'intimo del suo animo, lo esortava: "Santìficati e santifica" (cfr. Epist. III, p. 1010). Il nostro santo confratello ha riconosciuto in quella "voce" la voce del Signore e ha orientato l'intera sua esistenza ad obbedire a quel comando. Si è santificato sforzandosi di vivere in piena coerenza con il Vangelo e, in questo, modo ha santificato anche quanti non si sono limitati a considerarlo solo un dispensatore di favori celesti, ma lo hanno scelto come modello da imitare. Inoltre ha santificato quanti, religiosi e laici, hanno avuto la grazia di averlo come direttore spirituale. La sua azione santificante, però, non è finita con la sua morte. Il suo esempio è ancora vivo. I suoi insegnamenti sono ancora vivi. Si possono trovare nel suo Epistolario, nelle biografie attendibili e spero possano essere trasmessi dalla testimonianza e dal ministero che noi, frati minori cappuccini, ci sforziamo di offrire ai tanti devoti sparsi in tutto il mondo. Questa, dunque, è l'eredità che abbiamo ricevuto da Padre Pio: la missione a santificarci e a santificare, percorrendo "il binario" che conduce alla santità e che ci è stato ricordato da Papa Benedetto XVI: "la preghiera e la carità" (Omelia a San Giovanni Rotondo, 21 giugno 2009).

fonte : https://www.portalecce.it/index.php/gente-bona-diocesi-lecce/cum-panis/3313-san-giovanni-rotondo-il-giorno-dopo-il-rettore-del-santuario-padre-pio-continua-ad-agire?fbclid=IwAR23OHHE5W_oI_lxfEMOmRqfdNGxbxxnJrpqFIXtkSIBEiZUpDIAjlSkSS4

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La testimonianza di un generale che si è convertito: nella zona di San Giovanni Rotondo, in cui viveva il santo, non è mai caduta una bomba

Questa storia straordinaria su Padre Pio è stata raccontata da padre Damaso di Sant’Elia, superiore del convento di Pianisi, e appare formalmente nella “Positio”, il documento ufficiale che espone la difesa della canonizzazione del famoso frate cappuccino a cui vennero concesse le stigmate della Passione di Cristo.

* * *

“Vari piloti dell’aviazione angloamericana di varie nazionalità (inglesi, americani, polacchi, palestinesi) e di diverse religioni (cattolici, ortodossi, musulmani, protestanti, ebrei) che durante la seconda guerra mondiale, dopo l’8 settembre del 1943, si trovavano nella zona di Bari per compiere missioni in territorio italiano furono testimoni di un fatto clamoroso. Ogni volta che nel compimento delle loro mansioni militari si avvicinavano alla zone del Gargano, vicino a San Giovanni Rotondo, vedevano in cielo un frate che proibiva loro di sganciare lì le bombe.

Foggia e quasi tutti i centri della Puglia furono più volte bombardati, ma sopra San Giovanni Rotondo non cadde nemmeno una bomba. Testimone diretto di questo evento fu il generale della forza aerea italiana, Bernardo Rosini che, allora, faceva parte del “Comando unità aerea” operante a Bari a fianco delle forze alleate.

Il generale Rosini mi raccontò che tra di loro parlavano di questo frate che appariva in cielo e faceva sì che gli aerei tornassero indietro. Tutti ridevano increduli ascoltando quei racconti. Ma poiché l’episodio si ripeteva, e con piloti sempre diversi, il generale comandante decise di intervenire di persona. Prese il comando di una squadriglia di bombardieri per andare a distruggere un deposito di materiale bellico tedesco che era stato segnalato proprio a San Giovanni Rotondo.

Eravamo tutti curiosi di conoscere il risultato di quell’operazione. Quando la squadriglia rientrò andammo subito a chiedere informazioni. Il generale americano era sconvolto. Raccontò che, appena giunti nei pressi del bersaglio, lui e i suoi piloti avevano visto ergersi nel cielo la figura di un frate con le mani alzate. Le bombe si erano sganciate da sole, cadendo nei boschi, e gli aerei avevano fatto un’inversione di rotta, senza alcun intervento dei piloti.

Tutti si chiedevano chi fosse quel fantasma cui gli aerei avevano misteriosamente obbedito. Qualcuno disse al generale comandante che a San Giovanni Rotondo viveva un frate con le stigmate, da tutti considerato un santo e che forse poteva essere proprio lui il dirottatore. Il generale era incredulo ma disse che, appena gli fosse stato possibile, voleva andare a controllare. Dopo la guerra, il generale, accompagnato da alcuni piloti, si recò nel convento dei Cappuccini. Appena varcata la soglia della sacrestia, si trovò di fronte a vari frati, tra i quali riconobbe immediatamente quello che aveva fermato i suoi aerei.

Padre Pio gli si fece incontro e, mettendogli una mano sulla spalla, gli disse: “Dunque sei tu quello che voleva farci fuori tutti”. Il generale si inginocchiò davanti a lui. Padre Pio aveva parlato, come al solito, in dialetto beneventano, ma il generale era convinto che il frate avesse parlato in inglese. I due divennero amici. Il generale, che era protestante, si convertì al cattolicesimo”.

Fonte: Positio III / 1, pagg. 689-690

 

fonte articolo: https://it.aleteia.org/2017/09/11/come-padre-pio-fermava-i-bombardieri-nella-ii-guerra-mondiale-in-pieno-volo/

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SAN GIOVANNI ROTONDO

 

Martedì 28 aprile 2015

 

TRASLAZIONE SALMA FR DANIELE NATALE: OK DALL’ASSISE

 

DAL CIMITERO COMUNALE I RESTI MORTALI DEL SERVO DI DIO SARANNO TUMULATI NELLA CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE

 

 

Il consiglio comunale ha approvato nella seduta di oggi 28 aprile 2015 (era il primo accapo presente all’ordine del giorno) l’autorizzazione alla tumulazione privilegiata della salma del servo di dio fr. Daniele Natale. La richiesta della traslazione e tumulazione dei resti mortali del Servo di Dio -al secolo Michele Natale deceduto a San Giovanni Rotondo il 6 luglio 1994 e tumulato nella tomba di famiglia ubicata nel cimitero comunale- era stata avanzata lo scorso 6 marzo dal Ministro Provinciale dei frati cappuccini fr Francesco Colacelli. Dopo l’ok della massima assise cittadina, i resti di fr Daniele saranno tumulati prossimamente nella Cappella attigua alla navata destra della chiesa di “Santa Maria delle Grazie” dei Frati Minori Cappuccini di San Giovanni Rotondo, secondo quanto stabilito dalle norme vigenti nelle Cause dei santi. La traslazione aveva già incassato il parere favorevole dell’Arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo monsignor Michele Castoro, l’autorizzazione della Congregazione Vaticana delle Cause dei santi ed il parere favorevole dei familiari del Servo di Dio. Mancava solo quello del consiglio comunale, che è arrivato stasera. “Il Consiglio Comunale ha accolto la richiesta dei frati” dice il sindaco Luigi Pompilio. “Come sindaco” prosegue il primo cittadino “sono orgoglioso e onorato che sia stato avviato da tempo il percorso di beatificazione e canonizzazione di un nostro concittadino, il quale ha raccolto gli insegnamenti di Padre Pio ed ha continuato in modo esemplare l’opera del suo padre spirituale rivolto soprattutto all’ascolto dei bisogni e delle sofferenze del prossimo. Facendomi interprete dei sentimenti popolari, mi auguro che presto il nostro amato fra Daniele possa arrivare agli onori degli altari”. Fr. Daniele Natale morì il 6 luglio 1994 in concetto di santità. Il percorso verso l’onore degli altari del figlio spirituale di Padre Pio è iniziato da più di due anni. Attualmente è Servo di Dio. La causa di beatificazione e canonizzazione è tuttora in corso. In vista dell’esito finale –come previsto dal Diritto e dalla prassi canonica- è stata decisa la nuova tumulazione della salma dal cimitero alla chiesa di Santa Maria delle Grazie. Fr. Daniele Natale nacque a San Giovanni Rotondo l’11 marzo 1919 dal matrimonio tra Berardino e Angela Maria De Bonis. Entrò tra i Frati Cappuccini nel 1933 e dopo gli anni di formazione, il 12 maggio 1940 emise la professione perpetua nel Convento di Montefusco. Per volere dello stesso san Pio divenne suo Figlio spirituale. Dal santo di Pietrelcina imparò a vivere il mistero della sofferenza e della malattia come mezzo di purificazione e santificazione. Svolse gli uffici di portinaio, cuoco, sacrista con dedizione ed umiltà. A Foggia, durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale si distinse per la carità verso i feriti, gli sfollati, le vittime e le famiglie della città. Dopo la morte di Padre Pio, per mandato dello stesso, si fece apostolo del suo messaggio peregrinando per l’Italia e l’Europa. Morì in concetto di santità a San Giovanni Rotondo il 6 luglio 1994. E’ in corso l’inchiesta diocesana per la Causa di Beatificazione e Canonizzazione, la quale è iniziata il 7 luglio 2012.

 

 

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